';

Guida ai rischi per i lavoratori del settore della plastica

Guida ai rischi per i lavoratori del settore della plastica

I rischi per i lavoratori del settore della plastica sono numerosi e di diversa natura, conoscerli è il primo passo per proteggersi.

Il settore della plastica è caratterizzato da un’ampia varietà di rischi a cui i suoi lavoratori possono essere sottoposti. Alla base di ciò, le caratteristiche stesse delle lavorazioni e dei luoghi produttivi del settore i quali espongono i lavoratori a calore, sostanze chimiche, sforzi fisici, polveri e, in genere, a un ambiente di lavoro da non sottovalutare.

Rischio chimico

Il rischio chimico a cui sono sottoposti i lavoratori del settore della plastica si può presentare in modalità differenti. In primo luogo, molte delle lavorazioni che interessano la plastica richiedono il riscaldamento del materiale, con conseguente rilascio di sostanze potenzialmente pericolose, a causa della sua degradazione termica. Nello specifico, per ogni tipologia di plastica:

  • Polietilene – PE: metano, etilene, butano, acetone, metiletilchetone, formaldeide, acetaldeide e acrilaldeide;
  • Polipropilene – PP: etilene, butano, metilchetone, formaldeide e crotonaldeide;
  • Polistirene – PS: metano e altri alcani leggeri, stirene, benzene, etilbenzene, isopropilbenzene e benaldeide;
  • Polivinilcloruro – PVC: acido cloridrico, cloruro di vinile monomero, etilene, benzene ed altri idrocarburi aromatici, formaldeide e acrilaldeide;
  • Polimero fenolo-formaldeide – PF: acido fluoridrico, fluoruro di carbonile e tetrafluoroetilene;
  • Polimero acrilonitrile-butadiene-stirene  – ABS: stirene, butadiene, acrilonitrile, acrilaldeide e acido cianidrico;
  • Copolimero acrilonitrile-stirene – SAN: stirene, acrilonitrile, acrilaldeide e acido cianidrico;
  • Policarbonato – PC: etilene, benzene, toluene, formaldeide e acetaldeide;
  • Poliacrilato – PA: etano, etilene, acetaldeide, acrilaldeide, crotonaldeide, acrilonitrile, acetone, ammoniaca, acido cianidrico;
  • Polimetilmetacrilato – PMMA: metilmetacrilato e acido cianidrico;
  • Polivinilacetato – PVA: acetato di vinile, acetato di etile, acido acetico, metilchetone, crotonaldeide e acetaldeide.

Alle sostanze emesse con il riscaldamento della materia plastica vanno poi aggiunti gli additivi e i solventi utilizzati durante le lavorazioni.

Alla prima categoria appartengono:

  • Gli ftalati: rischiosi per la fertilità e potenzialmente dannosi per il feto nelle donne in stato di gravidanza;
  • La silice cristallina: cancerogena;
  • Carbonati, solfati, ossidi e silicati metallici: irritanti per cute, occhi e vie respiratorie;
  • Nerofumo, pigmenti e coloranti: cancerogeni o sospettati tali;
  • I Sali organici di bario, cadmio, calcio, piombo, stagno e zinco: potenzialmente cancerogeni o mutageni.

Per quanto riguarda i solventi, invece, questi vengono spesso utilizzati per operazioni di pulizia degli stampi, per la solubilizzazione del materiale o all’interno degli inchiostri utilizzati per la stampa. Tra questi:

  • Gli alcoli: potenzialmente dannosi per la cute, sono irritanti per gli occhi e letali se inalati in grandi quantità o ingeriti;
  • Il metiletilchetone: anch’esso pericoloso per cute e occhi, sembra possa creare problematiche di fertilità e sviluppo;
  • Il toluene: potenzialmente nocivo per la fertilità e lo sviluppo del feto e può provocare danni agli organi in caso di esposizione prolungata o ripetuta, ed è sospettato di operare un’azione mutagena e cancerogena;
  • Il benzene: con effetti cancerogeni e mutageni, risulta nocivo in ogni modalità di esposizione.

Non va poi sottovalutato, trattando di rischi per l’apparato respiratorio, l’inalazione di polveri e particolato originati dalle lavorazioni e dalla movimentazione del materiale. Questi possono causare problemi e irritazioni alle vie aeree, nonché accumularsi nella parte inferiore del tratto respiratorio.

Rischio calore

Il rischio calore interessa solo alcuni dei lavoratori del settore della plastica, ossia quelli impegnati in produzioni in cui vengono effettuate lavorazioni a caldo. In questi casi, la plastica riscaldata ad alte temperature, o fusa, può causare ustioni anche di gravità notevole, specialmente alle mani e agli arti.

Rischio meccanico

I lavoratori del settore della plastica operano nella maggior parte dei casi con macchinari potenzialmente pericolosi. I principali rischi riguardano:

  • La presenza di parti in movimento;
  • La presenza di superfici ad alta temperatura;
  • La presenza di parti in tensione.

È centrale in tal senso, operando su qualsiasi macchinario, rispettare le modalità di utilizzo e manutenzione indicate dal produttore, evitando nel modo più assoluto l’esclusione dei sistemi di di sicurezza presenti.

Rischio incendi

Il materiale plastico risulta spesso facilmente infiammabile, il che rende il rischio incendi centrale per le aziende e i lavoratori del settore della plastica. Sia che si occupino della fase di lavorazione, di quella di stoccaggio o di entrambe, alle imprese del settore viene normalmente attribuito un rischio incendi da medio a elevato.

Movimentazione manuale dei carichi

Tra i rischi per i lavoratori del settore della plastica quello relativo alla movimentazione manuale dei carichi non va sottovalutato. In tutte le fasi della lavorazione è spesso richiesto ai lavoratori di compiere sforzi fisici per lo spostamento della materia prima, il caricamento dei macchinari, il confezionamento del prodotto finito e molte altre operazioni. Ciò può costituire un rischio per la salute comportando, non di rado, problemi alla schiena e agli arti superiori. I lavoratori di questo settore sono soggetti, inoltre, ad altri rischi di carattere ergonomico, inerenti i movimenti ripetitivi o il mantenimento di posture errate.

Ultrasuoni e radiazioni

Nella lavorazione delle materie plastiche vengono spesso utilizzati ultrasuoni a bassa frequenza. È noto che questi possano comportare sull’organismo degli effetti dannosi come: danneggiamento o irritazione della cute e degenerazione della superficie ossea nei casi di contatto; fino ad: astenia, nausea, vomito, vertigini e reazioni psicologiche in caso di esposizione per via aerea.

Allo stesso modo, anche le radiazioni ottiche trovano vasto impiego nell’industria plastica e possono essere alla base di danni alla vista e alla cute.

Rischio rumore

Le lavorazioni del settore della plastica spesso espongono i lavoratori a rumori intensi e prolungati. Il rischio rumore, di conseguenza, non può essere sottovalutato e risulta necessario proteggere adeguatamente gli operatori. L’ambiente in cui lavorano, infatti, può essere in prossimità di fonti di rumore multiple rispetto alle quali è categorico tutelarsi, con DPI e DPC.

LM Staff

Related posts

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi