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Mansioni estranee al contratto, la responsabilità della sicurezza. Analisi di un caso.

Mansioni estranee al contratto, la responsabilità della sicurezza. Analisi di un caso.

La sicurezza di un lavoratore che si trovi a svolgere delle mansioni estranee al suo contratto è responsabilità del datore di lavoro.

Il caso preso in oggetto fa riferimento ad un ricorso in Cassazione relativo ad un infortunio ai danni di un lavoratore, assunto per svolgere attività di movimentazione di materiali e facchinaggio, al quale è stata richiesto il controllo di un serbatoio di aria compressa che esplodendo lo ha ferito. L’evento vede interessata un azienda che aveva stipulato un contratto con una cooperativa, di cui il lavoratore interessato faceva parte, per le attività sopracitate.

Il fatto

Al lavoratore, facente parte della cooperativa, assoldato per svolgere attività di movimentazione carichi e di facchinaggio, era stato chiesto di effettuare un controllo su un serbatoio di aria compressa. Attività estranea alle sue mansioni contrattuali. Rispetto a tale attività il lavoratore non era stato in alcun modo formato per seguire le adeguate norme di sicurezza. Nel momento del controllo il serbatoio è esploso provocando diverse lesioni al lavoratore.

La Corte di Appello di Firenze (sentenza n. 45864) conferma la condanna al datore di lavoro dell’azienda in accordi con la cooperativa per aver cagionato, in qualità di datore di lavoro, delle lesioni al lavoratore, violando le norme in materia di prevenzione di infortuni sul lavoro.

Il datore di lavoro ricorre poi in cassazione portando due argomentazioni: in primo luogo, chiedendo di censurare il verdetto in appello dal momento che il tribunale lo aveva assolto relativamente a due contravvenzioni costituenti il precetto di sua colpa specifica, secondo il principio giuridico dello bis in idem secondo il quale non è possibile re-impugnare una causa dopo un avvenuto giudizio definitivo per la stessa ragione con lo stesso imputato. In secondo luogo, il datore di lavoro, contestava la sua accusa di responsabilità diretta riportando la sua assenza nel momento dell’incidente, e quindi la sua impossibilità fisica di effettuare il controllo.

Come si è espressa la Cassazione

La Corte di Cassazione (sentenza n. 45864) ha rigettato entrambe i ricorsi, ribadendo la condanna. Per il primo motivo di ricorso: sostenendo che i due processi non possono essere considerati sovrapponibili dal momento che non vi è coincidenza dell’intera materialità del reato nei suoi tre elementi, costituiti da condotta, evento e nesso causale. Rendendo inapplicabile il principio di bis in idem. Mentre per il secondo: appurando, con una nuova analisi dei fatti e disponendo di nuove prove, che il lavoratore fosse stato incaricato già diversi giorni prima dell’incidente di svolgere la mansione estranea al suo contratto. Rendendo evidente quindi l’impossibilità da parte del datore di lavoro di essere completamente all’oscuro dei fatti.

Quanto emerge in sintesi è che un lavoratore dovrebbe occuparsi esclusivamente delle mansioni indicate nel suo contratto per le quali è stato formato e fornito di DPI adeguati. La responsabilità, in casi come quello presentato, risulta direttamente imputabile al datore di lavoro.

LM Staff

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