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Morti sul lavoro, le percentuali di uomini e donne in Italia

Morti sul lavoro, le percentuali di uomini e donne in Italia

Le morti sul lavoro presentano percentuali di uomini e donne molto diverse, con un trend che negli ultimi anni pare non cambiare.

Gli incidenti mortali sul lavoro colpiscono uomini e donne in una percentuale differente, seguendo una tendenza che si ripete da molti anni, anche in relazione agli infortuni e alle malattie professionali. Questo fenomeno trova una spiegazione nel gender gap che caratterizza il mondo del lavoro sia in ambito nazionale che internazionale.

Denunce di infortuni mortali in Italia

L’ultima pubblicazione di Dati Inail giugno-luglio 2021 ha fornito i dati aggiornati relativi alle morti sul lavoro, mostrando le percentuali riferite a uomini e donne in Italia. Il confronto tra 2020 e 2019 mette in luce una netta disparità, in linea con i dati relativi al quinquennio precedente. I casi mortali denunciati riguardanti gli uomini sono passati da 1.105 a 1.366 ( per un incremento di 261 decessi) mentre, per le donne, sono 72 casi in più, con il dato complessivo che passa da 100 a 172 morti. Pur presentando uno scenario in linea con quello degli anni precedenti, va specificato che i dati relativi al 2020 sono risultati soggetti a una certa distorsione, da imputare all’avvento della pandemia.

Infortuni e gender gap

Per provare a fare chiarezza sulle morti sul lavoro e sulle percentuali differenti tra uomini e donne può essere utile riferirsi ai dati sulle denunce di infortuni dell’anno 2019. Su un totale di 644.907 solo poco più di un terzo riguarda le donne, un dato che non ha subito grossi cambiamenti dal 2015. Il gender gap relativo agli infortuni e alle morti sul lavoro rispecchia la situazione dell’occupazione femminile, non omogenea e concentrata in particolari settori.

Quelli con la maggiore percentuale di infortuni riguardanti delle lavoratrici risultano: la sanità e l’assistenza sociale, con il 74,2% degli infortuni imputabili alle donne, l’amministrazione pubblica, con circa il 55%, e l’Istruzione, con una quota superiore al 50%, e il settore dei servizi domestici e familiari (colf e badanti), con l’89,9% delle denunce femminili sul totale. Si tratta di cifre indicative, specialmente se si effettua il confronto con altri settori (in cui le percentuali rimangono tutt’altro che trascurabili): per esempio l’industria e i servizi (34%) e l’agricoltura (18%).

A fronte di quanto emerge dall’analisi dell’Inail, la fotografia del mondo del lavoro italiano mostra una situazione disomogenea, relativamente alle componenti maschili e femminili. Molti settori presentano ancora delle differenze importanti in termini di rappresentanza, il che si ripercuote sui numeri relativi alle morti sul lavoro e sulle denunce di infortuni di uomini e donne. I livelli occupazionali femminili hanno certamente un’influenza diretta sui dati presentati, così come la loro geografia: ll 60% degli infortuni al femminile avviene nelle regioni del Nord; segue il Centro con il 20,6% dei casi; e il Sud, con il 19,2%. Tra le regioni, la Lombardia è la quella con la più alta quota di denunce al femminile (il 18,5%).

LM Staff

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